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Editoriali Cardionews > Aprile 2005
 

- Giovanni Paolo II: il Papa simbolo -

di Giovanni Ruvolo
 

La morte di Giovanni Paolo II ha sconvolto la gente del mondo intero. Come da anni non accadeva, la morte di un “uomo” ha provocato  uno smarrimento planetario: umili e potenti della terra si sono improvvisamente fermati in senso di grande rispetto.

Hanno pregato per lui credenti di qualunque religione, non credenti, cristiani, ebrei e musulmani, ognuno chiedendo al  proprio Dio di dargli finalmente quella  pace che tanto ha implorato per gli uomini della terra.

Perché mai? Chi era costui? Era un gigante che ha sconvolto la storia del mondo lottando e abbattendo muri e ideologie, che per decenni hanno costretto l’uomo alla schiavitù, non importa se fisica e/o culturale.

Il giorno della sua elezione aveva detto: ”Non abbiate paura. Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”. Negli anni del suo dicastero ha aiutato l’uomo a liberarsi dalla paura che, inspiegabilmente, è spesso dentro di noi; quella paura che non ti fa pensare e anzi ti fa credere, erroneamente, che sei geneticamente inferiore. In altre parole ha lottato per la “libertà” dell’uomo, un  bene legato alla verità: “La libertà è se stessa nella misura in cui realizza la verità sul bene. Se la verità cessa di essere collegata alla verità e comincia a renderla dipendente da sé, pone le conseguenze morali dannose, le cui dimensioni sono a volte incalcolabili. In questo caso l’abuso della libertà provoca una reazione che prende la forma di questo o quel sistema totalitario”.

E’ stato un leader mondiale della vita, della giustizia, dei diritti umani e della pace “sempre e a qualunque costo” senza se e senza ma. In una globale e lungimirante visione del mondo ha difeso i deboli di tutti i popoli senza la paura dei forti e dei potenti. Senza di lui probabilmente certe regimi totalitari sarebbero caduti più tardivamente e non in maniera indolore.

Ha amato tanto i giovani che considerava futuro della terra.

Ha con pazienza portato avanti il dialogo interconfessionale chiedendo anche perdono dei mali commessi dalla Chiesa.

Ha portato Cristo in giro per il mondo, verso quel mondo che mai, in certi casi, avrebbe avuto la possibilità di andare verso di lui, “globe trotter” come è stato definito per i suoi 130 paesi visitati nei suoi 26 anni di pontificato. Ha stretto la mano di re, dittatori, governanti ma anche di diseredati, malati, carcerati, sempre nello spirito di ricerca e richiesta di pace, giustizia e libertà per gli uomini della terra, utilizzando molto i massmedia di cui con largo anticipo aveva intuito l’importanza.

I cinque viaggi in Sicilia dimostrano il suo amore per la nostra terra. Indimenticabile le sue parole, in occasione del viaggio ad Agrigento: ” Dio ha detto di non uccidere: nessuna agglomerazione, mafia, può calpestare questo diritto santissimo di Dio. Questo popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, che ama la vita e da la vita, non può vivere oppresso sotto la pressione di una civiltà contraria, la civiltà della morte” e ancora, rivolgendosi ai mafiosi esclamava: ”Convertitevi, assumetevi le vostre responsabilità”.

Karol Wojtyla ha certamente scalfito se non modificato il nostro modo di pensare. La storia lo ricorderà. Noi lo ricorderemo perché è morto “un Simbolo” e quando diventi simbolo resti nella storia, lasciando la speranza, forse  la certezza che il  mondo possa diventare migliore.

 

 
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