Sono uno spettatore di “Quelli che il calcio”.
Domenica 22 gennaio, alla fine della trasmissione ho seguito con attenzione la parodia del sig. “Ricucci” che ha fatto un lungo monologo affermando, in sintesi, a suo modo in maniera umoristica, che il mondo non è di chi vive d’ideale ma di chi campa di caviale.
Sono rimasto amareggiato per ciò che ho sentito.
Secondo me è stato diffuso un messaggio poco, anzi, per niente educativo: solo chi ha i soldi conta e vive veramente, illusi e perdenti sono coloro che vivono di ideali.
Ciò che è stato detto fa intendere ai telespettatori, moltissimi dei quali giovani, che gli ideali non servono proprio a niente e che il "caviale" è la chiave di accesso per vivere la vita.
Io, comunque, sono uno che agli ideali ha sempre creduto e di ideali è sempre vissuto.
Si paga un prezzo molto alto, certamente più di quello del caviale ma ci si riesce a guardare allo specchio.
E' meglio il caviale o l'ideale di:
Andare in Africa (Tanzania) a portare sanità a chi non ne può avere?
Sostenere la formazione di giovani infermieri e studenti di informatica ?
Attrezzare aule dell'università africane con lavagne e pennarelli?
Comprare materassi per gli studenti universitari tanzanesi?
Adottare bambini a distanza (quasi sempre orfani di genitori morti per AIDS) per farli studiare?
Raccogliere soldi per le strade della Sicilia offrendo vino, donato da benefattori, per realizzare una unità mobile di cardiologia in Tanzania (Iringa, Ipogolo)?
Mi piacerebbe se Lei volesse accedere al sito dell' Associazione Onlus "A Cuore Aperto" (www.acuoreaperto.org); forse, constaterà che a vivere di ideali siamo in molti anche se ciò deluderà "Ricucci".
Ho visto in Tanzania la gente sorridente e serena nutrendosi solo di mais e fagioli.
Cordiali saluti e complimenti per la sua bravura e la sua professionalità .
P.S.:
Il Prof. Paolo Giaccone, medico legale, di cui il Policlinico dell’Università di Palermo porta il nome, è vissuto d'ideali: è morto ammazzato perché non ha accettato "il caviale" offertogli dalla mafia per cambiare un referto diagnostico.
Mi si potrebbe rispondere che si tratta di una parodia e che il messaggio che si vuole mandare è esattamente l’opposto. Tuttavia, trattandosi di una trasmissione popolare e rappresentando i giovani molti dei telespettatori, si corre il rischio che il messaggio possa essere distorto vanificando gli sforzi di “Ricucci”.
Per certi argomenti che riguardano ad es. l’etica, il rispetto delle religioni, la dignità dell’uomo, dovrebbe esistere il problema dell’opportunità di parodia perchè io ritengo che in ogni battuta o in ogni vignetta c’è sempre un fondo di verità e non basta poi dire: “Ma io scherzavo e non facevo sul serio”.
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