Le vicende "sociali" di queste ultime settimane hanno messo in evidenza un connubio politico-sanitario a dir poco sconvolgente.
Primari nominati da politici con criteri che escludono meriti ed
esperienza professionale, ma che, invece, considerano prioritaria l'appartenenza politica. Quegli stessi politici che poi, quando hanno
personali problemi di salute, si recano al nord o addirittura, vergognosanente, all'estero dando ai mondo l'erronea impressione di una
sanità italiana scadente.
A volte siamo noi stessi medici che cerchiamo soldi e potere alle
spalle dei politici o anche, indipendentemente da essi, ci accordiamo
sottobanco col potere economico di turno lucrando sui pazienti con l'alibi della politica.
Ma quale potere! Senza i nostri malati noi siamo proprio nulla.
A cosa sono serviti sei anni di notti di studio, angosce per gli esami
e gioia per averli superati? Forse mi sbaglio, sono serviti a farci vendere in una "confezione" più elegante i voti che gente più furba di noi
utilizza poi per darci l'idea di essere persone importanti e magari
indispensabili su cui contare.
Cosa direbbero oggi molti dei nostri nonni o genitori, quando, emozionati e con gli occhi lucidi di gioia, in un'aula gremita, piena di fiori e di speranze, ascoltando quell'atteso per anni: "110 su 110 e lode, la dichiaro Dottore in Medicina e Chirurgia", si sono illusi di
avere fatto fare alla "Società" un passo avanti?
Cosa è successo? Dove abbiamo buttato il nostro camice bianco,
espressione della nostra dignità per coloro che ogni mattina si aspettano di trovarci nei nostri ambulatori e reparti di ospedale?
I medici scelgano i medici, si riprendano la loro autonomia decisionale in campo sanitario con la supervisione di una politica che guardi realmente al benessere della gente.
Gli amministratori di enti e strutture sanitarie pensino solo a rendere conto ai pazienti e non ai loro protettori politici, governino esclusivamente nell'interesse di chi ha bisogno di servizi che garantiscano la salute dei cittadini.
Noi medici dobbiamo riprenderci il rapporto genuino con i nostri
pazienti, unica giustificazione del nostro essere uomini che hanno fatto un giuramento speciale.
Ippocrate ci ha fatto promettere di difendere la vita e quindi, la giustizia, a qualunque costo.
Non condivido le scelte dei primari e dei medici in genere da parte
dei politici ma almeno, politici, abbiate la dignità di proporre professionisti competenti e non medici laureatisi a suon di forme di formaggio e di ceste natalizie.
Politici, scegliete per gli uomini gli uomini migìiori, la società ve ne
sarà grata.
In sanità, almeno, ia politica scelga la Poli(e)tica. |