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Editoriali Cardionews - Gennaio 2009
 
   

- Aumentare le denuncie ai medici -

 
di Giovanni Ruvolo
 
   

Dal 1996 a 2006 si è verificato nelle stutture sanitarie, da parte dei pazienti, un aumento delle denunce pari al 66%. Se si considerano le denunce ai singoli medici, l'incremento è stato del 97%.

Tale situazione ha portato i medici verso un atteggiamento difensivo nei confronti dei pazienti che, d'altra parte, possono non rendersi conto dei rischi che corrono sia in termini di salute che economici.

Quali possono essere i "meccanismi di difesa" attuati dal professionista potenzialmente messo sotto accusa?

Innanzitutto, si comincia da un'eccessiva richiesta di esami strumentali. II paziente, spesso, non viene neppure visitato in maniera completa e il medico prescrive, come vuole il paziente, "tutti gli esami possibili" che poi dovranno essere portati in visione per decidere un iter terapeutico.

A questo punto, se si sceglie la via della struttura pubblica inizia l'odissea delle prenotazioni che, appunto per la mole di pazienti che girano per ospedali senza una reale necessità, vanno di mesi in mesi con il rischio, se il periodo è quello autunnale-prenatalizio, che si venga rinviati all'anno successivo per "mancanza di reattivi" o altro. Il paziente che non ha nulla, e sono in molti, può permettersi di perdere il proprio tempo nei vari ambulatori degli ospadali. Coloro, invece, che hanno un reale problema rischiano di aggravarlo per la non tempestiva diagnosi e/o terapia.

Bene che vada, comunque, sono molti coloro che tra scintigrafie, angio-TAC, TC coronariche e risonanze magnetiche nucleari si sono beccati l'equivalente di centinaia di radiografie al torace e hanno perso molte giornate lavorative con grave danno economico-sociale per sé, la propria famiglia e ìa società.

I pazienti, invece, piu ricchi e/o coloro che "per la salute questo ed altro" vanno in strutture sanitarie private e fanno in fretta rimpinguando le casse di laboratori di analisi, studi radiologici e studi professionali specialistici.

Molto spesso, alla fine, dopo avere visionato tutti gli esami, il medico decide di ricoverare il paziente in una struttura sanitaria, dove gli altri medici ripetono tutti gli esami perché "non ci si fida" della qualità degli esami portati in visione o perché, dal punto di vista medicolegale, "è più prudente" avere in cartella esami recentissimi effettuati presso l'ospedale di appartenenza.

Ancora peggio, se il paziente, documentatosi su internet, comincia a fare domande di tecnica operatoria o di metodologie terapeutiche recentemente pubblicizzate in televisione da medici che molto spesso esercitano poco la professione ma sono considerati "scienziati e professionisti dell'etica sanitaria".

Il medico, a questo punto, comincerà a parlare della gravità della situazione clinica e della inopportunità di eseguirle un intervento rischioso come se fattori di rischio quali l'età o la presenza cli cloniche patologie associate non fossero già conosciute sin dall'inizio dell'iter diagnostico.

E poi tutto ciò quanto è costato alla società in termini di spesa, di giornate lavorative perse e di ricoveri inutili e inappropriati? Da una recente indagine è emersa la maggiore incidenza di ricoveri ospedalieri nelle Regioni del centro-sud rispetto a quelle del nord. Certamente possono esserci diverse motivazioni ma l'invio in ospeclale di qualsiasi individuo che abbia una sintomatologia appena più grave del mal di testa rappresenta un modo di fare un po' tipico delle Regioni del sud.

Sarebbe opportuno che il medico e il paziente riacquistassero una reciproca fiducia e, nonostante il poco tempo a disposizione, tornassero a parlare e a comunicare. Spesso, un'anamnesi ed una visita medica accurate possono evitare esami sofisticati, frutto di alta tecnologia, ma spesso altrettanto inutili oltre che dannosi per la salute e per le nostre tasche.

   
 
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