Dal 1996 a 2006 si è verificato nelle stutture sanitarie, da parte dei
pazienti, un aumento delle denunce pari al 66%. Se si considerano le
denunce ai singoli medici, l'incremento è stato del 97%.
Tale situazione ha portato i medici verso un atteggiamento difensivo nei
confronti dei pazienti che, d'altra parte, possono non rendersi conto dei
rischi che corrono sia in termini di salute che economici.
Quali possono essere i "meccanismi di difesa" attuati dal professionista
potenzialmente messo sotto accusa?
Innanzitutto, si comincia da un'eccessiva richiesta di esami strumentali.
II paziente, spesso, non viene neppure visitato in maniera completa e il
medico prescrive, come vuole il paziente, "tutti gli esami possibili" che
poi dovranno essere portati in visione per decidere un iter terapeutico.
A questo punto, se si sceglie la via della struttura pubblica inizia l'odissea delle prenotazioni che, appunto per la mole di pazienti che girano per
ospedali senza una reale necessità, vanno di mesi in mesi con il rischio,
se il periodo è quello autunnale-prenatalizio, che si venga rinviati all'anno successivo per "mancanza di reattivi" o altro. Il paziente che non ha
nulla, e sono in molti, può permettersi di perdere il proprio tempo nei vari ambulatori degli ospadali. Coloro, invece, che hanno un reale problema rischiano di aggravarlo per la non tempestiva diagnosi e/o terapia.
Bene che vada, comunque, sono molti coloro che tra scintigrafie, angio-TAC, TC coronariche e risonanze magnetiche nucleari si sono beccati
l'equivalente di centinaia di radiografie al torace e hanno perso molte
giornate lavorative con grave danno economico-sociale per sé, la propria
famiglia e ìa società.
I pazienti, invece, piu ricchi e/o coloro che "per la salute questo ed altro"
vanno in strutture sanitarie private e fanno in fretta rimpinguando le
casse di laboratori di analisi, studi radiologici e studi professionali specialistici.
Molto spesso, alla fine, dopo avere visionato tutti gli esami, il medico
decide di ricoverare il paziente in una struttura sanitaria, dove gli altri
medici ripetono tutti gli esami perché "non ci si fida" della qualità degli
esami portati in visione o perché, dal punto di vista medicolegale, "è più
prudente" avere in cartella esami recentissimi effettuati presso l'ospedale di appartenenza.
Ancora peggio, se il paziente, documentatosi su internet, comincia a fare
domande di tecnica operatoria o di metodologie terapeutiche recentemente pubblicizzate in televisione da medici che molto spesso esercitano poco la professione ma sono considerati "scienziati e professionisti
dell'etica sanitaria".
Il medico, a questo punto, comincerà a parlare della gravità della situazione clinica e della inopportunità di eseguirle un intervento rischioso
come se fattori di rischio quali l'età o la presenza cli cloniche patologie
associate non fossero già conosciute sin dall'inizio dell'iter diagnostico.
E poi tutto ciò quanto è costato alla società in termini di spesa, di giornate lavorative perse e di ricoveri inutili e inappropriati? Da una recente
indagine è emersa la maggiore incidenza di ricoveri ospedalieri nelle
Regioni del centro-sud rispetto a quelle del nord. Certamente possono
esserci diverse motivazioni ma l'invio in ospeclale di qualsiasi individuo
che abbia una sintomatologia appena più grave del mal di testa rappresenta un modo di fare un po' tipico delle Regioni del sud.
Sarebbe opportuno che il medico e il paziente riacquistassero una reciproca fiducia e, nonostante il poco tempo a disposizione, tornassero a
parlare e a comunicare. Spesso, un'anamnesi ed una visita medica accurate possono evitare esami sofisticati, frutto di alta tecnologia, ma spesso altrettanto inutili oltre che dannosi per la salute e per le nostre tasche.