Senti il TG: malasanità. Leggi il giornale: malasanità. E allora addosso a medici, infermieri e personale sanitario.
Ma, ammesso che tutto ciò che viene denunziato sia dovuto a qualcosa che non è stato fatto in maniera perfetta, la responsabilità di un decesso e/o di una più o meno grave complicazione è solo colpa dei sanitari? Il fatto che vai al pronto soccorso e stai lì ore ad aspettare il tuo turno o chiedi un esame specialistico e ti danno l’appuntamento a distanza di mesi è sempre colpa dei sanitari che non vogliono fare assistenza?
Molti, soprattutto i burocrati la pensano così!
Anch’io la mattina, mi alzo e, fatta colazione, vado felice in ospedale dove portieri in divisa, in atri luminosi e puliti, ti salutano sorridenti. Poi giungi in reparto, dove già i locali sono stati lavati e i pavimenti luccicano. Poi fai la visita ai pazienti, felici di essere assistiti da un numero adeguato di infermieri, anche questi felici perché assunti a tempo indeterminato. Anche i medici e studenti sono desiderosi di iniziare la loro attività clinica perché tutto è pronto, ci son tutte le apparecchiature funzionanti, e spazi…tanti spazi per ambulatori, per visite specialistiche, posti letto a sufficienza per day hospital e nuovi ricoveri. Sì, in realtà non c’è lista di attesa per niente: i pazienti hanno già fatto i loro esami preoperatori negli ambulatori del territorio, dove gli anziani, infatti, vanno a misurarsi la pressione e a ritirare i pannoloni a loro proporzionati e non di piccole dimensioni e non fatti con sostanze irritanti, gli operati vanno lì a medicarsi le ferite e così via. Questi funzionano così bene che i pronto soccorsi sono quasi vuoti! Quei pronti soccorsi dove prima tutti si recavano per un nonnulla, dalla colichetta addominale al “giramento di testa” dopo una serata i discoteca.
Nell’ospedale i pazienti stanno ricoverati solo per il tempo indispensabile necessario all’intervento chirurgico e ad un minimo periodo postoperatorio. L’ospedale non spende molto, tanto in terza-quarta giornata postoperatoria ci sono strutture di riabilitazione intensiva dove trasferire i pazienti operati ma… Dio mio mi sono svegliato, era un sogno, un brutto sogno!!! I bei sogni rendono ottimisti.
E’ ora di alzarsi davvero! Mamma mia, sono arrivato in ospedale, certo la struttura è vecchia, quindici anni fa avevano detto che l’avrebbero ristrutturata ma poi i soldi per l’edilizia sanitaria, da tempo inutilizzati, sono stati utilizzati per altro. Entro in reparto e già gli infermieri che hanno finito il turno di notte sono stravolti, distrutti per la fatica e anche arrabbiati: sono in pochi, delusi e dispiaciuti per non avere potuto assistere come si deve i poveri pazienti ma, d’altra parte, nel pubblico può succedere di tutto. Non puoi entrare in reparto perché ancora si fanno le pulizie e i pavimenti non sono certo lucidi. Pazienza, tanto andrai in sala operatoria e tutto sarà perfetto…certo, ma, in realtà, perfetta è solo l’imperfezione: il caposala ti dice che manca la protesi, quella suturatrice o quell’altra cosa ancora. Ma tu sei medico e sei un’appassionato: non ti preoccupi di ciò che manca e cerchi di continuare a lavorare facendo magari il portantino, seguendo per ore il catetere di un paziente che non fa pipì, fai le medicazioni con quel che hai e tutto questo pur di vedere sorridere i tuoi pazienti.
Magari ogni tanto non riesci a dare il massimo perché non hai i materiali, non c’è personale a sufficienza e magari non fai tutto a perfezione! Forse sei stato di guardia e hai continuato il tuo turno perché ce n’era assoluto bisogno.
Pensi di avere fatto il tuo dovere, anzi più del tuo dovere. Ma chè! Sono state date direttive ben precise: devi fare questo, sei responsabile del personale, sei responsabile di tutto. I burocrati ti dicono che non ti possono dare più personale ma intanto loro guadagnano come venti infermieri, non ti danno i soldi per ristrutturare locali e rendere accoglienti le stanza e gli ambulatori per i pazienti ma tanto loro, con loro auto blu, andranno altrove magari all’estero a curarsi, in barba alle nostre strutture sanitarie.