Il 12 e il 13 giugno ci sarà il referendum su alcune norme della legge 40, in altre parole saremo chiamati ad esprimere la nostra opinione su alcuni aspetti della legge che regola la procreazione medicalmente assistita.
Quando si va a votare quasi sempre lo si fa per decidere problematiche di tipo politico. In questo caso sono, invece, presenti altri fondamentali aspetti che interessano la persona in quanto tale, la salute psico-fisica della donna e del suo partner, gli interessi della scienza sia come ricerca pura che come fonte indiretta di guadagno.
In questo senso, il nostro giornale ha deciso di approfondire tali problematiche per chiarire le conseguenze sul piano politico-sanitario di un si o di un no.
Innanzitutto, per l’importanza delle problematiche inerenti la legge sulla procreazione assistita non ritengo sia stata una buona idea affidarsi all’istituzione del referendum: non è stata data una informazione sufficiente e certamente non sufficientemente chiara sui vari aspetti della legge. Addirittura, parlando con la gente, qualcuno chiede se bisogna rivotare per abolire l’aborto!
Il referendum, apparentemente quanto di più democratico esista, la voce del popolo, in assenza di adeguata informazione può trasformarsi in un inconsapevole e potente mezzo del potere oligarchico.
La procreazione assistita è un argomento su cui non ritengo si debba fare una guerra di religione. Probabilmente, l’interesse su tali aspetti esula le esigenze della ricerca pura: l’inizio dell’era genetica ha portato una rivoluzione nel campo scientifico . Le potenzialità scientifiche e terapeutiche (e quindi di guadagni) sono così notevoli che la maggior parte delle multinazionali e delle fondazioni scientifiche stanno investendo enormi risorse.
Siamo ancora all’inizio e quando si parla di terapia “genetica” bisognerebbe pensare all’accensione di un fiammifero in un pagliao, ad un’esplosione atomica il cui controllo può risultare difficile e complesso.
La ricerca genetica, ancora in fase sperimentale, necessita di un regolamentazione: qualcuno afferma che probabilmente nei più avanzati laboratori di ricerca si fanno sperimentazioni “non autorizzate” ma ciò non deve significare liberalizzazione della sperimentazione genetica al di fuori di ogni controllo etico e scientifico, necessario, in ogni epoca, per mantenere quell’equilibrio “naturale”, che porta al mantenimento e alla conservazione della specie.
Per tali motivi, sarebbe stato più opportuno affrontare tali problematiche in un contesto scientifico-politico, nell’interesse esclusivo di trovare la migliore soluzione possibile alle esigenze della coppia con problemi di sterilità e di chi, non interpellato, è stato concepito.
I problemi da affrontare sono molteplici e complessi.
Qual’è il ruolo della donna ? Si parla di autodeterminazione della donna nel senso che da alcuni ad essa viene concessa la totale e completa gestione dei processi procreativi in quanto tenutaria dell’utero e quindi dei processi che in esso si verificano.
Può la coppia avere il diritto di ricorrere alla donazione di sperma o dell’ovocita da parte di un individuo esterno alla coppia?
La donna deve potere avere l’esclusiva podestà e il pieno diritto su quanto è stato concepito?
Ma allora, che ruolo ha chi ha fecondato l’ovulo? Ha diritto di cogestione o deve solo seguire gli eventi come un osservatore esterno?
L’embrione, infine, il reale protagonista dei processi di procreazione, non si sa quando diventa entità da rispettare: è individuo sin dal momento in cui lo spermatozoo penetra nell’ovulo, oppure bisogna attendere che abbia un certo numero di cellule o addirittura, come qualcuno ipotizza, attendere la formazione del sistema nervoso? In altre parole, ciò che è in potenza, l’ovulo fecondato, che ha già le informazioni genetiche dei genitori, deve avere gli stessi diritti della persona che poi diventerà? E ancora, si ha il diritto di utilizzare l’embrione o parte delle sue cellule per scopi scientifici e/o per curare patologie curabili con le cellule dei potenziali fratelli?
Infine, il bambino che è stato deciso di fare nascere ha il diritto di sapere chi è suo padre o dovrà contentarsi di conoscere il numero della fialetta dello sperma donato, congelato e conservato in una delle banche mondiali dello sperma?
Credo che tutto giri attorno all’unico quesito: che cosa si ritiene siano quelle quattro cellule che sono venute fuori da uno spermatozoo che è penetrato in un ovocita. Sono già quello che saranno o cellule senz’anima e senza spirito utilizzabili per scopi scientifici e terapeutici?
Forse non ce ne siamo resi conto, ma se andremo a votare, dovremo rispondere a queste domande.
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