Recentemente sono stato invitato a parlare ad un congresso in cui
erano presenti medici legali, patologi cardiorvascolari e magistrati.
Mi era stato chiesto di parlare sulle complicanze in cardiochirurgia.
Altri relatori avevano parlato sulla responsabilità penale e sul limite,
se esiste, tra complicazione per così dire "prevista" e colpa medica e
malasanità.
Nel corso clella mia comunicazione il discorso è caduto sul ruolo
delle strutture ospedaliere come causa cli complicazioni e sulla difficoltà a conciliare il rapporto tra medici, specialmente chirurghi ed in
particolare cardiochirurghi, e taluni pazienti che si "aspettano" il
rsultato positivo in ogni caso.
All'improvviso ho esclamato: "I malati devono sparire!". In sala,
credo, mi abbiano preso per pazzo e nessuno ha più parlato. "Si - ho
continuato - dobbiamo realizzare gli ospedali senza pazienti. Pensate
come sarebbe ottimale per i politici, i dirigenti sanitari e tutto il personale sanitario programmare, fare costruire ospedali e strutture sanitarie dove i malati non riescono ad andare. Quegli stessi pazienti, invece, che quando ricoverati "pretenono" assistenza, chiamano
e suonano i campanelli di notte, rimproverano medici ed infermieri
quando non fanno il loro dovere. D'altre parte, recentemente abbiamo avuto notizia di medici che avevano in carico pazienti deceduti da
anni. Tali medici avevano trovato la soluzione ottimale: esercitare la "professione medica" su pazienti fantasmi.
In reaità, creclo, ci siamo proprio dimenticati di questi poveri pazienti. Se ne sono dimenticati anche coloro che hanno la responsabilità di
gestire la sanità..
Cambiano gli assessori ma i problemi restano sempre gli stessi perchè si pretende da loro tagli e poi tagli senza, una volta per tutte,
avere il coraggio di spingerli a fare una vera programmazione sanitaria, che certamente passa per i tagli ma, almeno, alla fine, restano
strutture a norma che possono meglio funzionare e che non sono
l'ennesima ripetizione di inutili pronti soccorsi carenti di apparecchiature e stutture indispensabili a garantire un minimo livello di
assistenza.
Non appena il nuovo assessore alla sanità comincia a ridurre un servizio e/o a chiudere una guardia medica e/o un piccolo inutile ospedale si fanno cortei, manifestazioni e nello stesso tempo si è coscienti di avere sotto casa un piccolo, inutile dispensario magari senza
ambulanza e che serve solo a garantire una serie di posti di lavoro.
Ma a cosa servono tutti questi inutili piccoli presidi ospedalieri e/o
pronti soccorso? A noi serve una sanità che funzioni in qualsiasi momento, giorni festivi compresi, dovunque ci troviamo, in montagna o al mare, senza tuttavia pretendere di avere l'ospedale al piano
terra. Mille piccoli ospedali non avranno mai la caratteristica di
eccellenza per i livelli minimi di assistenza".
Non si possono fare tagli di strutture, laboratori e altro senza una
programmazione sanitaria regionale che miri a garantire livelli ottimali di assistenza mediante un sistema efficiente dei trasporti sanitari (ad es. Ambulanza medicalizzate e/o elicotteri, che , a seconda
delle esigenze territoriali, coprano tutta la regione) e di localizzazione delle varie strutture sanitarie compatiblmente con la viabilità esistente.
E' perfettamente inutile essere trasportati in un piccolo ospedale e poi in un
altroo e poi in un altro ancora per avere ottimali cure specialistiche. La rete
ospedaliera deve avere il carattere della complementarietà in un'ottica di
percorso assistenziale regionale analogo a quello che si dovrebbe avere
all'interno dei vari ospedali.
Ciò non signifìca che i piccoli ospedali debbano essere chiusi ed il personale
licenziato. Certamente, in una fase di ristrutturazione dell'azienda sanitaria
regionale possono essere previsti accorpamenti, con rimodulazioni di compiti assistenziali complementari nel territorio, e anche trasformazioni di
strutture sanitarie in ambienti di assistenza territoriale o, in ogni caso, di utilità sociale a seconda delle esigenze specifiche di un dato territorio.
I disagi, soprattutto per i meno giovani, potrebbero essere compensati da
incentivi e/o promozioni per i più bravi e i più meritevoli.
Un esempio per tutti: l'Ospedale di Ribera. Da anni si dice che non sarà chiuso ma, allo stesso tempo, lo si lascia morire piano piano. Perchè tutto ciò?
Tutti ci rendiamo conto che così com'è ridotto non può essere considerato un vero e proprio ospedale sia dal punto di vista strutturale che organizzativo e
tecnologico. Nessuno, però, vuol fare la prima mossa mentre molti restano
in attesa di fare l'ultima mossa in modo da essere considerati i salvatori della
patrìa. Alcuni, più sprovveduti si dicono pronti alla lotta e alla ribellione.
Come ho già pubblicamente affermato in altre occasioni il mantenimento dell'ospedale in "agonia" porterà alla sua defìnitiva "messa daa parte" come
presidio ospedaliero e certamente ad una riduzione dei posti di lavoro. Avevo
anche ipotizzato l'affidamento della struttura ad una fondazione.
A distanza di mesi la situazione logistica non è affatto cambiata e nonostante la Fondazione Maugeri si sia dichiarata da sempre pronta (ovviamente in
maniera ufficiosa in attesa che le autorità competenti si dichiarino disponibili a tale soluzione) a rilevare l'ospedale in sinergia con il suo centro di riabilitazione attualmente operante presso l'ospedale di Sciacca, niente è stato
fatto o "fattivamente" proposto in modo da rendere operativa la riconversione dell'ospedale riberese.
In altre Regioni o ospedali la Fondazione Maugeli, non solo ha ristrutturazione a sue spese le strutture a lei affidate ma, su richiesta delle autorità politiche e sanitarie, ha mantenuti alcuni reparti considerati fondamentali in rapporto ad un piano assistenziali territoriale. In altre parole, anche se struttura prevalentemente a carattere riabilitativo, si potrebbe chiedere alla Fondazione, il mantenimento, per un periodo o per sempre, di alcuni reparti considerati essenziali in rapporto alle patologie del territorio. Infatti, il problema dovrebbe essere messo in relazione sia con la presenza dell'ospedale di Sciacca ma anche con le esigenze dei comuni agrigentini che potrebbero fare rifèrimento alla struttura ospedaliera di Ribera.
L'esperienza già fatta in altre Regioni ha insegnato che analoghe rimodulazioni di strutture ospedaliere ha porrtato ad un aumento consistente dei posti
di lavoro.
Ovviamente, questa è una proposta come tante; importante seguirne l'esempio se ne esistono delle altre "reali" e non strumentali a qualche fine particolare personale.
Come, ho già detto in altre occasioni, dovrà essere compito e responsabilità
del Sindaco, dei politici locali e dei sindacati, in rappresentanza della cittadinanza, presentare proposte concrete all'Assessore alla Sanità.
Anche l'Assessore, credo, sia in attesa di una proposta per avviare un rimodulazione che porti ad un miglioramento della qualità assitenziale nel territorio. Se le regole varranno per tutti, ogni disposizione di chiusura e/o accorpamento di strutture sanitarie non sarà contestata dal sinclaco e/o dai cittadini che non si sentiranno danneggiati e depauperati di un bene considerato essenziale ma che, anzi, vedranno nella riconversione delle varie piccole
inutili strutture sanitarie, sia un miglioramento dell'assistenza sanitaria che un aumento della disponibilità di posti di lavoro.
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