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Home > EDITORIALI CARDIONEWS

Editoriali Cardionews: luglio-agosto 2005

In attesa di un infarto per prevenire l’aterosclerosi

di Giovanni Ruvolo

Una parte importante della spesa farmaceutica in Italia è rappresentata dalle statine, farmaci  con un validato effetto ipocolesterolemico.
L’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, ha allora ritenuto di permettere la prescrizione delle statine  a carico del Sistema Sanitario Nazionale solo ai pazienti che hanno un rischio globale assoluto uguale o superiore del 20 %  di sviluppare un evento cardiovascolare (un infarto o un ictus) nei successivi 10 anni. A tale scopo  a tutti i medici sono state inviate le “Carte di rischio cardiovascolare”, che prendono in considerazione  sei fattori di rischio: il sesso, la presenza o meno di diabete, il fumo di sigaretta, l’età, il valore della pressione arteriosa e la colesterolemia totale.
Per molti anni ci hanno bombardato sull’effetto miracoloso delle statine nella prevenzione dell’infarto o dell’ictus. Oggi, se oltre ad avere un colesterolo alto non sei almeno iperteso e magari diabetico non raggiungi il punteggio per ottenere la prescrizione delle statine dal tuo medico di famiglia.
Sono proprio sfortunato, sono poco più che cinquantenne con una colesterolemia di circa 250-280 mg/dl, ma purtroppo non sono diabetico, non fumo e non sono manco iperteso: non ho diritto alle statine come prevenzione primaria; nonostante la ipercolesterolemia sia ampiamente considerata un importante fattore di rischio cardiovascolare, per risparmiare, non mi si possono  prescrivere le statine  perché il rischio calcolato non è  sufficientemente alto. Ho solo una scappatoia , un infartino o un piccolo ictus, che mi permetterebbero di entrare negli aventi diritto alle statine ma in prevenzione secondaria, cioè a seguito di un evento ischemico cardiovascolare, perché, in altre parole, ho avuto la dimostrazione che la mia aterosclerosi  “finalmente” ha dignità di essere trattata.
Meno male poi che sono uomo perché per le donne i criteri sono ancora più restrittivi.
Così si risparmia sulla spesa farmaceutica! Ma non sarebbe più opportuno fare in modo che questi farmaci costino di meno evitando ad alcuni di noi di otterle solo dopo essere diventati, con soddisfazione per il risultato raggiunto, infartuati o magari emiplegici? La riduzione della spesa sanitaria a scapito della salute dei cittadini è una  scelta facile.

La prevenzione è certamente molto pericolosa: immaginate cosa succederebbe se di colpo stessimo tutti bene!

 

 

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