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Editoriali Cardionews - Marzo 2005  
   

- Vogliamo diventare "mele" e "pere"? -

 
di Giovanni Ruvolo
 
   

Le malattie cardiovascolari, nel mondo occidentale costituiscono una delle principali cuse di mortalità.

il cosiddetto benessere ha portato nelle nostre arterie "la placca ateromasica", che, progressivamente, tende ad occluderle.

L'aterosclerosi, spesso, si manifesta "a tappe". Non è, infatti, raro osservare pazienti che, nel tempo, sono stati sottopositi ad angioplastica coronarica, a bypass coronarico e poi ancora ad endoarterectomia carotidea o a resezione di un aneurisma dell'aorta addominale.

L'aterosclerosi ha un'eziopatogenesi multifattoriale ma, senza dubbio, lo stile di vita e, in par[icolare, il disordine alimentare ne è uno dei più importanti fattori predisponenti.

Molti sono gli allarmi lanciati dal ministro della salute e dalle associazioni mediche e non mediche, che si occupano di prevenzione delle malattie cardiovascolari: sono in aumento i bambini in soprappeso e si assiste ad un inesorabile aumento dell'incidenza dell'obesità sia maschile, cosiddetta "a mela" (il grasso si deposita prevalentemente al viso, all'addome e al tronco) che femminile, "a pera" (con deposizione del grasso prevalentemente ai fianchi e a livello del bacino e dei seni).

E', quindi, fondamentale alimentarsi "bene" che non equivale ad alimentarsi "molto". Il nostro organismo ha bisogno di una dieta equilibrata e differenziata in rapporto a diverse esigenze nutrizionali. Queste, a loro volta, sono in relazione a molti fattori quali l'età, particolari e temporanee richieste metaboliche o, anche, particolari stati patologici.

II cardiopatico, ad es., deve attenersi ad un regime dietetico che non affatichi il cuore con unu lunga e laboriosa digestione e che non sovraccarichi la funzione di altri organi, come il fegato e il rene, che magari hanno una ridotta funzionalità a causa della bassa
portata cardiaca.

Fondamentale è il ruolo del nutrizionista clinico non solo quando aumentiamo eccessivamente di peso ma anche nel corso di malaltie invalidanti o dopo interventi chirurgici che magari necessitano di un surplus calorico o di una dieta specifica.

   
 
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