Un dramma si sta consumando in Toscana: tre pazienti hanno ricevuto, per errore, organi di una donatrice portatrice del virus hiv (AIDS). Ciò è accaduto perchè la biologa che ha esaminato il sangue della potenziale donatrice ha sbagliato a scrivere il referto: negativo per l’hiv, gli organi possono essere trapiantati. La paziente, invece, non doveva essere considerata donatrice perchè le cellule dei suoi organi contenevano il virus dell’hiv e quindi i pazienti trapiantati si sarebbero infettati con lo stesso virus.
Come al solito, i giornali, la gente comune e anche molti medici, credo in buona fede, si sono scagliati contro chi ha commesso l’errore: deve risarcire il danno, è stato in coro detto, e qualcuno ha parlato di milioni di euro per paziente.
La biologa fiorentina ha scritto una lettera ai tre pazienti trapiantati ammettendo la colpa. E’ una professionista che per trent’anni ha svolto il suo lavoro nel silenzio, con serietà. Ora, tutti la vogliono al rogo: deve pagare milioni di euro! Guarda caso, subito si pensa ai soldi. Ma dove, un professionista che svolge il suo lavoro onestamente può prendere cinque- sei milioni di euro per risarcire i pazienti? Dovrà per forza rinunziare a tutto ciò che ha realizzato e costruito nella sua vita per cercare di risarcire una parte di quello che viene considerato “giusto”. Improvvisamente, molti si ergono a giudici, pronti a scagliare la loro pietra.
Dei trenta anni passati a lavorare con professionalità nessuno parla più.
Di Poggiolini e dei suoi divani imbottiti di banconote e lingotti d’oro nessuno si ricorda più: sono stati risarcite in maniera “adeguata” le migliaia di persone che, per la sua corruzione, sono diventati sieropositivi?
Togliere alla biologa che ha sbagliato tutto ciò che ha realizzato nella sua vita non equivale, forse, a renderla “sieropositiva” di un virus altrettanto mortale quale è quello della disperazione?
Quando si sbaglia resta il rimorso che ti rode dentro. Chi lavora con onostà e professionalità cerca sempre di esaminare gli eventi che hanno determinato la perdita di un paziente.
Ciò che meraviglia,poi, è il fatto che i soldi rimborsati ai parenti determinano”serenità”, “non è per i soldi” si sente dire, a allora per cosa?
Perchè i “professionisti della giustizia” non vengono in ospedale ad aiutare i veri professionisti della salute o non lottano perchè siano rispettati i requisiti organizzativi-strutturali e tecnologici in tutti i reparti dei vari ospedali?Perchè non si chiedono i rimborsi a coloro che, corrotti, sottraggono le risorse che dovrebbero, invece, essere utilizzati per il corretto funzionamento degli ospedali?
Ciò non significa che non debba esserci un esemplare provvedimento disciplinare.Credo,tuttavia, che il risarcimento, diritto sancito dalla “Carta europea dei diritti del malato”, debba essere correlato al curriculum professionale. Dovrebbero concorrere al risarcimento anche le aziende ospedaliere . Sarebbe anche un modo per costringere i responsabili amministrativi e medici ad assumere personale qualificato. Dovrebbe,infine, essere stabilito un tetto massimo di risarcimento. Il senatore Bush, ad es. ha stabilito in 500.000 dollari il rimborso massimo per evento anche per evitare che le assicurazioni si rifiutino di assicurare i medici e che, questi, di conseguenza, si rifiutino di operare i casi ritenuti più gravi.
I medici, gli infermieri e coloro che operano in sanità cercano, in genere, di fare del loro meglio. Bisogna aiutarli e quando sbagliano ricordarsi che per anni essi hanno rinunziato a gran parte loro vita personale e familiare per essere vicini ai pazienti. Non mi sembra giusto distrugere la vita di un uomo sol perchè ne è stata distrutta già una. Diverso è trovare le soluzioni perchè chi ha avuto un danno, innanzitutto, possa svolgere una vita quanto più normale possibile anche se mai tutto potrà tornare come prima. In questo caso nessun professionista potrà, da solo, garantire che ciò accada qualunque sia il risarcimento che lo si obblighi a dare. Potrebbe essere più utile creare un fondo nazionale ad hoc magari facendo pagare un’assicurazione agli operatori del comparto sanitario e alle Aziende da cui essi dipendono.
Inoltre, in ogni Azienda ospedaliera dovrebbe essere creato una sorta di comitato per risolvere gli eventuali contenziosi in sede e in maniera diretta e senza necessariamente adire alle vie legali.
Ciò determinerebbe da una parte una riduzione delle cause civili e penali e un immediato risarcimento del danneggiato, dall’altra gli operatori sanitari lavorerebbero con maggiore serenità ed esclusivamnte concentrati alla cura dei propri pazienti.
Decisa deve essere, infine, la volontà da aprte del Ministero della Salute e degli Assessorati alla sanità di attivare sistemi di sicurezza che evitino gli errori mediante il continuo controllo di qualità sui metodi di diagnosi e terapia. Nel campo dei trapianti è stata introdotta la “second opinion” (seconda opinione): nei casi in cui i test risultano dubbi, viene interpellato un altro gruppo di consulenti (due medici del centro nazionale trapianti, un infettivologo, un medico legale, un anatomo patologo ed un rianimatore) che rivaluteranno in maniera autonoma i test clinici effettuati.
I controlli di qualità e tutti i sistemi di monitorizzazione del mantenimento dell’efficienza funzionale dei reparti di un ospedale, devono esere considerati essenziali non solo per la sicurezza dei azienti ma anche per quella degli operatori sanitari, i quali devono, in tal senso, sentirsi “protetti” e non solo “controllati” dal sistema sanitario. |