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Home > EDITORIALI CARDIONEWS

Editoriali Cardionews: novembre 2006

Il chirurgo è solo.

di Giovanni Ruvolo

Molte sono le professioni che nell’immaginario collettivo danno “di per sè”  prestigio a chi le esercita .
Certamente la chirurgia ha il suo fascino e, per quanto mi riguarda , la cardiochirurgia ne rappresenta una delle specialità più rappresentative  in relazione all’intensità, concentrata in tempi molto brevi,  del rapporto medico-paziente, vera ed unica gratifificazione della professione medica.
Per tale motivo, il cardiochirurgo può frequentemente trovarsi, suo malgrado, al centro dell’attenzione, a volte,  più di altri colleghi chirurghi che magari sono altrettanto se non più bravi.
Quando devi essere operato al cuore diventi disposto a confidarti “a cuore aperto” con chi il tuo cuore lo dovrà  aprire e fermare.
E’ in questo aprirsi con sincerità che il cardiochirurgo “impara” non dal paziente  professionista ma dal paziente Uomo, nel momento in cui si spoglia dei titoli e ti si mostra così com’è,  uomo come gli altri, arricchito, però, da ciò che la vita e/o la professione gli hanno insegnato. 
La differenza tra prima e dopo è che in quel momento lui ti dona veramente quello che lui è, la sintesi del suo essere.
Allora tu istesso ti senti più Uomo e ti senti anche  disposto ad aiutare gli altri più di prima.
Poi, dopo ritorni ad essere l’uomo con i titoli e il distacco professionale , in altre parole ritorni ad essere “normale”, non il superuomo di quando eri solo un Uomo, ti senti l’uomo di successo.
I chirurghi sono  la categoria dei bravi se tutto va bene, dei non bravi se tutto va male.
Forse è la vita che va così: un alternarsi di successi e insuccessi come accade per tutte le professioni.
Per noi chirurghi è molto diverso: ciò che non è andato bene non è un progetto, non è un incidente cui si può rimediare. E’ la vita che ti è sfuggita o, forse, più realisticamente, è la morte che ti ha  strappato dalle mani quella vita che a te fiduciosamente si è affidata.
Non c’è rapporto e proporzione tra mille successi e ciò che nella vita di tutti i giorni i “normali” professionisti definirebbero insuccesso.
E’ qualcosa di più, un’anima che vedi progressivamente allontanarsi attraverso due pupille che diventano sempre più grandi o un cuore che rallenta inesorabilmente.
Ti scordi di tutto e di tutti, anche di dei tanti che, fino a  quel momento, per te hanno ripreso la loro vita e che ti sono riconoscenti perchè grazie a te, le loro pupille sono rimaste piccole, normali e il cuore  ha continuato a battere.
“L’insuccesso “ in chiurgia è un’altra cosa: è come se annullassero parte della tua vita, come se, attraverso quegli occhi grandi, la tua anima segue la sua, la rincorri e non l’afferi; vorresti non avere mai operato, saresti disposto, in quel momento, ad annullare la tua carriera e tanti anni di sala operatoria pur di riverdere quel sorriso.
Purtroppo, come alla fine di uno spettacolo, il sipario torna a chiudersi e tu, solo, annunci: signori, la tragedia si è conclusa!
Allora resti solo con i tuoi pensieri, rivedi ogni tuo atto e, come in una moviola, lo vivisezioni e ti torturi su ogni piccolo dettaglio: perchè?, perchè? e, ancora, perchè?...
I successi, come gli spettatori alla fine della rappresentazione, vanno via e dopo un pò  non te li ricordi  più.
Resti solo, dietro il sipario, ad attendere ...
Ad attendere una nuova speranza anche se sai che il chirurgo, soprattutto il cardiochirurghi, dinnanzi alla vita, è sempre solo!

 

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