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Editoriali Cardionews > Ottobre/Novembre 2009
 

- Sanità: business o investimento? -

di Giovanni Ruvolo
 

Il piano di rientro portato avanti in Sicilia dall'assessore Russo sta provocando reazioni degli operatori sanitari sia nell'ambito della sanità pubblica che di quella privata.

Certamente, la gestione allegra della sanità, portata avanti da alcuni dirigenti della sanità siciliana nel passato, ha provocato un deficit divenuto insostenibile. La Sicilia, a differenza di altre regioni, come ad es. la Calabria, ha messo su un piano di rientro che presto potrebbe dare i suoi frutti anche se i tagli operati dall'Assessore alla Sanità Russo non hanno certamente rallegrato tanti operatori del settore.

Purtroppo, negli anni passati, sono state allargate le maglie del convenzionamento a molti centri sanitari privati, probabilmente in maniera così eccessiva da danneggiare anche i centri privati convenzionati già presenti sul territorio da anni e che si sono visti diminuire sia il budget che i pazienti che a loro si rivolgevano.

D'altra parte, qualora non si attuassero misure idonee all'eliminazione del deficit della sanità, le alternative saranno l'aumento delle tasse ai cittadini della Sicilia (per pagare il disavanzo della sanità) e/o la riduzione delle prestazioni sanitarie gratuite o l'introduzione di ticket per le prestazioni sanitarie e/o i ricoveri ospedalieri. Tali misure sono già parzialmente state attuate in alcune Regioni del centro sud.

Perché molti irnprenditori chiedono di "fare sanità"? Perché, certamente, la sanità rappresenta uno dei più importanti e remunerativi modelli di business. Ma, allora, come è possibile che si faccia business senza che venga penalizzata l'assistenza sanitaria ai cittadini?

Ritengo che qualsiasi riforma sanitaria e, allo stesso tempo, qualsiasi forma di investimento economico in sanità siano destinate al fallimento se non hanno, come obiettivo finale, la salute del cittadino.

Lo spreco in sanità si ha, essenzialmente, per due motivi: il sistema di tangenti e corruzione e la mancanza di qualità.

Per quanto riguarda il primo punto, sarà compito dell'Assessore alla Sanità attuare tutta una serie di misure, come le gare centralizzate, l'informatizzazione, etc., per permettere sia il controllo della spesa che poi anche quello della gestione delle risorse in rapporto all'assistenza sanitaria svolta.

Per quanto riguarda il secondo punto, ritengo che non si possa fare ottimale assistenza sanitaria senza qualità e cioè senza che vengano applicati seri e già collaudati requisiti organizzativi-strutturali e gestionali già collaudati ed utilizzati in altre realtà sia regionali del nostro Paese che internazionali. Mi riferisco, in particolare, alla messa in atto alla definizione della pianta organica nelle strutture sanitarie, all'ammodernamento strutturale e tecnologico dei nostri ospedali e, contemporaneamente, alla chiusura di molti inutili e piccoli presidi sanitari, utilizzati esclusivamente per assunzioni e speculazioni clientelari.

Se non si costruiscono nuovi ospedali moderni e rispondenti alle esigenze assistenziali del nostro tempo, magari vendendo i vecchi ospedali, non si raggiungeranno mai gli standard di qualità richiesti dalle più moderne linee guida e indispensabili per l'assistenza sanitaria ritenuta adeguata e, di conseguenza, aumenteranno sprechi legati all'impossibilità di eseguire diagnosi accurate in tempi brevi, di ridurre la durata dell'ospedalizzazione e i ricoveri impropri e gli esami strumentali inutili perchè spesso ripetuti senza motivo "assistenziale".

La costruzione e l'ammodernamento strutturale e tecnologico periodico dei nostri ospedali ritenuti essenziali e definiti nell'ambito di un'efficiente rete sanitaria territoriale porterà qualità e paradossalmente risparmio econimico: i tagli in sanità non saranno dai cittadini più ritenuti lesivi del diritto costituzionale alla sanità se associati ad un ammodernamento strutturale e tecnologico delle nostre strutture sanitarie. Ciò, infatti, porterà qualità.

Saranno così contenti i dirigenti sanitari regionali, gli imprenditori, i medici e soprattutto saranno felici i pazienti che si sentiranno assistiti in maniera ottimale.

Si ai tagli ma solo se al concetto di sanità esclusivamente come business si passi a quello di sanità come investimento.

 

 
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