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Editoriali Cardionews > Ottobre 2006
 

- Dio...lasciamolo in pace -

di Giovanni Ruvolo
 

Il 29 e 30 settembre scorso si è svolto ad Agrigento un Convegno sulle cellule staminali organizzato dal Centro di bioetica Evangelium vitae di Agrigento e dalla Banca del cordone ombelicale di Sciacca.

Promotore del convegno è stato il Prof. Enzo Di Natale che, scegliendo relatori non solo competenti ma di opinioni antitetiche, è riuscito a mantenere alto l’interesse dell’auditorio durante i giorni del congresso.

Particolare “scalpore e sconcerto”, soprattutto tra i molti partecipanti di area cattolica, ha destato la relazione del  prof. Maurizio Mori che, tra l’altro, con la sicurezza e la sorpresa di chi si meraviglia che gli altri non abbiano ancora capito ed afferrato il concetto, ha affermato che: “l’embrione non è “persona”  come non lo è il cadavere o l’individuo in coma irreversibile.

Ciò non significa che l’embrione, come il cadavere, non debba essere tutelato ma non bisogna assolutamente parlare di essi come di persone cioè individui capaci di relazionarsi con gli altri e il mondo esterno. La ricerca - ha ancora ribadito il prof. Mori - deve avere piena libertà di utilizzare gli embrioni a scopo terapeutico e la Chiesa, in nome di Dio, non deve interferire sulla ricerca ritardandone il progresso perchè ciò può rivelarsi disastroso per l’umanità a causa del ritardato impiego di terapie indispensabili alla sua sopravvivenza”.

Cercando poi di avvalorare le sue affermazioni ha considerato prova a suo favore il fatto che le convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo non prendono in considerazione l’embrione come persona umana.

Considerare i problemi di bioetica esclusivamente relazionati e quasi dipendenti dalla religione, cattolica nel nostro caso, sposterà la problematica dell’etica umana nel campo della fede e delle guerre di religione. Prima di ogni ideologia e credo religioso l’uomo è “etico” in quanto tale indipendentemente dal suo credo religioso se ne ha qualcuno.

Non mi riesce di pensare ad un uomo senza un Dio che sia anche un uomo senza un’etica che, come la verità, dovrebbe essere “assoluta” ma, come anche avviene per la verità, viene spesso personalizzata e resa relativa.

Non bisogna confondere ciò che assoluto da ciò che è reso tale con argomentazioni che possano magari risentire dell’influenza della scienza e della religione.

Ancora cosa diversa è affermare e credere nel principio che, a qualunque costo, scienza e religione possano o debbano influenzare i comportamenti umani, anche di coloro che magari nella scienza e/o nella religione non credono o credono poco.

Credo che con l’embrione Dio c’entri poco o nulla. Dare la colpa a Dio e alla religione per ogni spermatozoo che “centra” l’ovulo non mi sembra ne giusto nè corretto. Come bisogna diffidare di chi approfitta di Dio e della religione per giustificare la sua arretratezza morale e culturale o per schiavizzare cervelli ibernati dalla paura dei castighi di Dio.

Trasformare in guerre di religione dibattici di etica umana è interesse solo di chi non ha sufficienti motivazioni per dimostrare la sua tesi. Solo così, infatti, si possono reclutare i sostenitori più radicali e intrassigenti, che altrimenti non darebbero alcun supporto.

Dio non lì a controllare ogni nostro atto di amore.

Tutti accettiamo che morte equivale a “morte cerebrale” e cioè all’incapacità di rapportaci con gli altri e il mondo circostante.

Ciò è alla base della trapiantologia. Senza l’assoluta certezza di ciò non ci sarebbe alcun espianto di organi da un individuo.

Diversa cosa è, invece, sostenere che l’embrione e colui che è in coma irreversibile (morte cerebrale) sono la stessa cosa.

C’è di mezzo un concetto di  vita potenziale nell’embrione e di assoluta mancanza di “vita”  nel paziente in coma.

Come uomini, bisogna avere il coraggio di definire se ciò che è potenza sia da considerare reale.

In altre parole, l’unione dei cromosomi maschili e femminili e la formazione di cellule con il codice genetico di entrambi i genitori è da considerare reazione chimica o piuttosto l’inizio di un processo biologico che deve solo “sviluppare ed evidenziare visivamente più in là” quello che già contiene al suo interno?

Dovremo rinunziare alla gioia dell’attesa di un bimbo provata al momento della positività di un precoce test di gravidanza, solo perchè non vediamo gli occhi e le braccia di nostro figlio o perchè non può chiamarci mamma o papà?

Dovremo, invece, nel frattempo considerarlo un “ammasso di cellule” se dovessimo scoprire la presenza di gravi anomalie genetiche e quindi “prenotare” la rupe Tarpea per gettarlo giù come facevano gli spartani per i loro figli anche solo deformi?

Le convenzioni internazionali, poi, non sono fatte dai rappresentanti di tutti i popoli.

Quasi sempre si tratta di potenti e vincitori che stabiliscono cosa sia giusto, in quel dato momento storico, per mantenere i propri privileggi etnici e nazionali. La storia ci insegna che i popoli evoluti non si siano tanto preoccupati di salvaguardare la dignità di quelli sottosviluppati.

Il problema resta dell’uomo in quanto tale .

Scienza e  religione, come d’altra parte tutto l’universo, devono restare al servizio dell’uomo, vera immagine di Dio.

 

 
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