Molte polemiche ha suscitato il discorso del Presidente del Senato Marcello Pera al meeting di Comunione e liberazione che si è svolto recentemente a Rimini.
L’intervento di Pera ha toccato diversi punti ma, non volendo parlare di politica (non è questo l’obbiettivo del nostro giornale)vorrei fare delle riflessioni su alcune considerazioni fatte dal Presidente del Senato.
Tra gli argomenti trattati ha destato molta perplessità quello sulla immigrazione e sul multiculturalismo, che oltre a generare apartheid e terrorismo, finirebbero per riempire l’Europa di “meticci”. Dice Pera:”In Europa si diffonde l’idea relativistica che tutte le culture hanno la stessa dignità etica, si pratica il multiculturalismo come diritto di tutte le comunità, e non importa se genera apartheid,risentimenti e terroristi di seconda generazione. In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all’immigrazione incontrollata e si diventa “meticci”. Bisogna: ”riaffermare e salvare la nostra identità occidentale, democratica e liberale perché contro di noi è stata dichiarata una guerra santa”.
Queste parole, pronunciate in un contesto internazione attuale, rischiano di creare molta confusione e di risvegliare certi sentimenti molto cari ad un piccolo uomo con i baffetti a cui piaceva la “purezza della razza”.
Le parole di Pera rischiano di validare il concetto che Islam ed immigrazione equivalgono a terrorismo ed apartheid.
Non so dove sarebbero molti dei nostri nonni se anche gli americani,gli svizzeri, i tedeschi, i francesi e gli inglesi avessero pensato le stesse cose. Ci siamo spesso inalberati quando pubblicizzano la sicilianità con la coppola e il marranzano e identificano la mafia con i siciliani.
Papa Ratzinger ha affermato :”La multiculturalità è una sfida da raccogliere.L’interculturalità mi pare oggi costituisca una dimensione indispensabile per la discussione attorno alle questioni fondamentali sull’essere uomo, discussione che non può essere condotta né solo all’interno del cristianesimo né solo nell’ambito della tradizione occidentale della ragione”.
In un momento di terrorismo internazionale Pera ha pensato di cavalcare un’opinione diffusa in certi ambienti politici circa la necessità di chiudere l’occidente agli immigrati non rendendosi conto che sono l’odio, la mancanza di cultura e la disperazione a generare le guerre sante.
Vorrei ricordare al nostro Presidente del Senato che l’immigrato vorrebbe starsene a casa sua, tra la gente che ha lo stesso colore della sua pelle e non rischiare la vita per mettere piede in occidente ed essere poi maltrattato e considerato a tutti i costi un delinquente. Vorrebbe vivere a casa sua,poter lavorare e, per sfamare la sua famiglia,guadagnare più di un dollaro al giorno . Vorrebbe potere andare in ospedale e trovare medici ed infermieri che lo possano curare e aiutarlo a vivere nel benessere. Vorrebbe non morire a 30-40 anni, falcidiato dall’AIDS che noi occidentali non aiutiamo certamente ad eliminare.
Giustamente afferma Pisanu:”Non possiamo confondere la minaccia del terrorismo con la religione, la cultura e la civiltà dell’Islam”.
Pericoloso, infine, mi sembra Pera quando parla della potenziale trasformazione degli europei in “meticci”.
Ma quale trasformazione, meticci lo siamo stati da sempre. Forse non si è accorto,a d es., che in Sicilia ci sono individui alti, biondi e con gli occhi azzurri, e, allo stesso tempo, individui piccoli,scuri e con gli occhi neri. Certamente i greci, i fenici,gli spagnoli e il resto dei popoli dell’Italia si sono avvicendati nella nostra Isola e non penso che la situazione sia diversa nel resto dell’Italia. Per anni ci hanno dipinto l’America come un grande Paese perché ha, nei secoli, accolto tutti coloro che lo avessero chiesto indipendentemente dalla razza e religione e dove tutti coloro che lì sono nati hanno la possibilità di diventare “Presidente”.
Credo che ormai la globalizzazione , un processo irreversibile , passi proprio attraverso i “meticci” che ,nel corso della storia, hanno il merito di eliminare, perché totalmente integrati, il fondamentalismo e l’integralismo dai loro cromosomi. Ci vorranno più generazioni ma almeno cerchiamo di non tornare alle crociate.
Si specula poi sulle radici e sull’identità per difendere interessi diversi: sono essi valori statici o, invece, dinamici ? Non mi si venga a dire che l’apporto di nuove radici fa perdere all’albero la propria identità, semmai lo arricchisce, lo rende più forte alle intemperie e lo rende più fruttuoso. L’albero che non espande le sue radici è destinato ad esaurirsi, a perdere la sua identità.
E’ il confronto tra le culture, le religioni, le differenti filosofie di vita che arricchiscono le nostre radici modellando nel tempo la nostra identità, espressione di quello che eravamo quando siamo nati e di quello che ogni giorno diventiamo nel nostro relazionarci con gli altri, con noi stessi e con l’ambiente circostante.
Non capisco perché si parla di “arricchimento” culturale quando ci si confronta tra persone che,in linea di principio, hanno le stesse idee di base, e di “ibridismo” e di “meticciato” in senso negativo quando il confronto avviene tra individui di popoli diversi e di diverso colore della pelle.
In tal senso, tempistica e lungimirante mi sembra la proposta di legge dell’Avv. Lino Buscami, (Norme per l’accoglienza e l’integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati) presentata alla Giunta Regionale Siciliana per l’eventuale approvazione, in cui particolare rilevanza viene data all’aspetto sanitario.
Solo favorendo l’integrazione raziale, spingendo cioè i popoli verso una comunione d’interessi e superando , arricchendoli, i chiusi interessi nazionali,si può ottenere un’indolore globalizzazione .
Il terrorismo non è frutto dell’immigrazione; esso, infatti, magari con nomi diversi, fa parte della storia di tutti i popoli. Le guerre sante,scatenate in nome di religioni e di civiltà, fanno germogliare e potenziano il terrorismo. In ogni caso, come afferma il Sen.Andreotti,” con le armi non si combatte un popolo ma uno Stato”.
Afferma il Card. Renato Martino:” Non ci voglio credere all’idea di una guerra di religione e di civiltà perché nessuna religione vuole una guerra” . E ancora “Una persona che viene nel nostro Paese a lavorare, non vale solo per quanto produce e per quanto lo remuneriamo, ma ha la sua identità, la sua cultura ,la sua religione”.
Proviamo a guardare oltre il dosso; se così avessimo fatto nei decenni passati , probabilmente tante crociate e guerre di religione sarebbero state evitate.
Nella democratica America le femministe hanno lottato 85 anni per ottenere il diritto di voto. Oreste Bronson affermava che “avrebbero distrutto la famiglia” e “ spazzato via i valori morali della nostra società”.
Khalid Khawaja, musulmano praticante, vicino ad Osama bin Laden ai tempi dell’invasione russa in Afghanistan, così scrive sul “Corriere della sera” di giovedì 25 agosto: “ Non abbiate paura di noi: non siamo il vostro nemico. I nostri nemici comuni sono la paura e la diffidenza verso i modi di vita e i sistemi di convinzioni religiose reciproci e gli intensi sentimenti di ingiustizia che nascono dentro di noi. Noi non siamo riusciti a proporre una strada per i nostri figli. Voi non siete riusciti a capire il nostro dilemma e in che modo aiutarci a correggere la rotta dall’interno. Ora è venuto il momento di risolvere questo pericoloso dilemma. Noi siamo pronti e capaci. E voi ?”.
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